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Home > Notizie >Da uno studio Italiano sulle cellule staminali del liquido amniotico una speranza per malattie genetiche
 

Da uno studio Italiano sulle cellule staminali del liquido amniotico una speranza per malattie genetiche
19/03/2009

 Roma -  Dal liquido amniotico si possono ricavare cellule del sangue che, una volta corrette in laboratorio, possono andare a combattere alcune malattie genetiche che un bambino ancora in utero puo' presentare in seguito ad un esame prenatale come l'amniocentesi. E' uno studio di ricercatori italiani, pubblicato sulla rivista 'Blood', a dare nuove speranze nella cura delle malattie genetiche su bambini ancora in grembo. Per tre anni si e' lavorato tra Parigi, Londra e Padova grazie alla 'Fondazione Citta' della Speranza' (una Onlus la cui mission e' quella di raccogliere fondi da destinare alla ricerca nell'ambito delle neoplasie infantili) che ha finanziato lo studio.

"Abbiamo trovato cellule del sangue sia nel liquido amniotico dei topi di laboratorio sia in quello umano - ha affermato Marina Cavazzana Calvo, responsabile del Dipartimento di Bioterapia dell'ospedale Necker di Parigi - Si tratta di cellule staminali ematopoietiche che danno origine a tutte le cellule del sangue. Una scoperta molto interessante perche' apre scenari nuovi nella cura delle malattie genetiche dei bambini. Quando si dovesse presentare in un feto una patologia di tipo genetico, individuata in seguito ad una diagnosi prenatale, si potrebbero raccogliere le cellule del sangue che si trovano nel liquido amniotico, correggerle e iniettarle nel bambino al momento della nascita o addirittura quando ancora si trova utero". 

 

Allo studio ha partecipato anche Paolo De Coppi, il ricercatore della Fondazione Citta' della Speranza e ricercatore confermato in chirurgia pediatrica all'Universita' di Padova, che a Boston lo scorso anno parlo' per primo della scoperta di cellule staminali nel liquido amniotico. Alla ricerca ha preso parte anche Andrea Ditadi. "Aver trovato cellule del sangue nel liquido amniotico - ha detto De Coppi - rappresenta una grande scoperta. Quando si andranno ad iniettare nel feto malato cellule del sangue corrette, ricavate dal liquido amniotico dove il feto stesso sta vivendo, non si avra' rigetto. La scoperta, inoltre, contribuira' a far diminuire il numero di aborti di feti malati".

Fonte AGI salute

lunedì 16 marzo 2009   h. 10:07

 

Osidea:   E’ importante sottolineare come questo articolo evidenzi, a maggior ragione, l’importanza della donazione autologa del sangue del cordone ombelicale, avere le proprie cellule staminali ematopoietiche criocongelate in un futuro a questo punto molto prossimo, potrebbe significare avere a disposizione una riserva di staminali su cui poter intervenire perché vengano trattate e poi iniettate nel paziente a scopo terapeutico senza tema di alcun rigetto. 

Dopo tali notizie qualsiasi prevenzione sulla donazione autologa del sangue cordonale dovrebbe crollare, c’è da domandarsi se tanta diffidenza da parte delle Istituzioni nei confronti della conservazione autologa delle staminali del cordone ombelicale non sia più che altro strumentale. Perché mai dovrebbe essere auspicabile donare il sangue del cordone ombelicale al prossimo, e non dovrebbe essere altrettanto utile conservarlo per i propri figli e per i propri congiunti stretti? Le Autorità ci vogliono far credere che solo donandolo si possano salvare delle vite ma non si capisce perché se lo conservi per uso autologo per la salvaguardia della salute dei tuoi figli, perda incredibilmente il suo potere terapeutico.  

Questo articolo che riporta la notizia del bambino spagnolo guarito da una grave patologia grazie alla conservazione autologa del sangue cordonale del proprio fratellino, ci testimoniano che la donazione autologa non solo dovrebbe essere incentivata ma è auspicabile che in futuro tutti i nuovi nati possano avere il loro patrimonio di staminali cordonali crioconservate a loro disposizione per qualsiasi evenienza. Volendo poi sottolineare l’importanza dell’aspetto altruistico della donazione cordonale bisogna ricordare che la formula di donazione Autologa-Solidale riesce proprio a soddisfare le esigenze di tutti: permette la donazione autologa ed allo stesso tempo, previa autorizzazione della donatrice, mette l’unità a disposizione del prossimo in caso di necessità.

 

 

 

 


 
 
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